Dalla paura delle società sportive di rischiare i giovani calciatori, alla necessità di schierarli per impossibilità di investire. Ma non ci si poteva pensare prima?

L’estate scorsa La Repubblica pubblicava un’inchiesta intitolata “Non è un calcio per giovani”, centrando in pieno il problema: decine e decine di talenti a marcire sulle panchine di serie A e B, a discapito di acquisti miliardari di calciatori stranieri, a volte a fine carriera, a volte spacciati per fenomeni e poi rivelatisi bidoni.

La conseguenza? L’aver bruciato tantissimi giovani promettenti, costretti a dimostrare tutto il loro valore nei pochi minuti messi loro a disposizione. Un’usanza tipicamente italiana, dando uno sguardo alle formazioni di club e nazionali di Spagna, Germania ed Inghilterra: basti pensare alla famosissima “cantera” del Barcellona, che ha sfornato fenomeni come Xavi, Iniesta, Fabregas, Pique, Bojan e sua maestà Messi, al “modello dei giovani” dell’Arsenal, senza dimenticare il Borussia Dortmund, campione di Germania con un’età media di 24 anni.

La mancanza di fiducia nei Giovani è figlia della rincorsa al risultato, in un calcio in cui conta solo vincere: così in serie A quasi nessuno osava, e chi lo faceva, puntava sugli stranieri. Dati alla mano, lo scenario era alquanto sconfortante: negli ultimi cinque anni, soltanto il 4% dei Giovani delle squadre primavera riesce ad approdare in Serie A. Ma questo fino al 2011

Quest’anno la situazione si è completamente ribaltata: i debiti e la necessità di rispettare il “Fair Play Finanziario”, hanno portatole migliori squadre di serie A a liberarsi di ingaggi milionari che gravavano sul bilancio, senza la possibilità di reinvestire gli incassi delle cessioni.

Questo ha portato le migliori squadre della serie A ad affidarsi ai Giovani Talenti:

il Milan targato 2012/2013, costretto a cedere Thiago Silva ed Ibrahimovic per far quadrare i conti, si è affidato ai giovanissimi De Sciglio (20 anni), Niang (18) ma soprattutto al bomber italo-egiziano El Sharaawy (20); l’Inter ha deciso di puntare sulla linea verde con Juan Jesus (21), Benassi (18) e Coutinho (20); Napoli e Juventus hanno forte sul talento di Insigne (21) e Pogba (19); infine la Roma di Zeman, che sta valorizzando alla grande i vari Lamela (20), Marquinhos (18) e Florenzi (21).

Il problema è che la crisi economica che ha colpito le grandi società sportive è nata proprio dalla mancata voglia di investire sui Giovani, preferendo affidarsi sul cosiddetto “usato sicuro” e su conseguenti ingaggi milionari.
Una situazione che poteva essere evitata proprio tramite una gestione oculata della propria rosa, con un mix tra calciatori esperti e giovani emergenti, e con la valorizzazione del Settore Giovanile.
Non ci si poteva pensare prima?
iscriviti-gratis